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Il nostro paese

Il Nostro Paese: Roggiano Gravina

Comune di Roggiano Gravina (Provincia di Cosenza)
Superficie Kmq 44,6
Altitudine 250 m s.lm.
Abitanti 7378
Nome abitanti “roggianesi” 
CAP 87017 - Prefisso tel. 0984

Risorse: Agricoltura (prodotti tipici la “rotondella” – varietà di olive – e il peperone roggianese); Artigianato; edilizia.
Municipio: Via Bufaletto
http://www.comune.roggianogravina.cs.it

 


Strutture ricettive:
Ristorazione:
Ristorante “Bellavista” C.da San Paolo; Ristorante “Manuel” Viale Olimpico; Ristorante – pizzeria “Oleandri” via Fagnanese; Pup “Il ritrovo” via Gravina.
Eventi: “Estate Roggianese” (luglio-agosto) con sagre dedicate ai prodotti tipici;
“Natale Roggianese” con Sagra dei dolci tipici natalizi; “Carnevale Roggianese”;
Premio letterario “Gian Vincenzo Gravina”.
Aziende trasporto extraurbano: La Valle e Perrone 
Stazione FS: Scalo San Marco-Roggiano
Aeroporto: Lamezia Terme.
Come arrivare:
Per chi viene in macchina
dalla A3 SALERNO - REGGIO CALABRIA:
Uscita Spezzano Terme, direzione Roggiano Gravina. Dopo aver attraversato via Vittorio Emanuele si arriva in Piazza Re d'Italia.
Per chi viene in treno: Stazione San Marco - Roggiano Scalo
treni provenienti da Paola con scambio a Cosenza; treni provenienti da Sibari.
 

ROGGIANO GRAVINA: è situato su di una collina a circa 250 m. s.l.m., quasi al centro della media Valle del Crati, posto a metà tra la costa tirrenica e quella ionica. 
Il suo territorio è di circa 44,59 kmq, il centro abitato visto dall'alto si presenta come una enorme y, la sua popolazione è di circa 7.300 abitanti. É bagnato dal fiume Esaro che è ingrossato da alcuni affluenti: il Gronde, il Rose, l'Occido, il Fullone, tutti a carattere torrentizio.

L'economia del paese sino a qualche decennio fa era prevalentemente agricola e rafforzata dalle rimesse dei numerosi emigranti che erano sparsi per i paesi europei o nel continente americano. Da qualche lustro sono presenti nel territorio piccole industrie del settore tessile, è   sviluppata l'edilizia, sono aumentate le persone occupate nel terziario e si nota una ripresa nel settore agricolo grazie alla nascita di alcune cooperative ed al diffondersi dellameccanizzazione.

Secondo numerosi scrittori pare che l'antico nome fosse Vergae ( Da Ver e Gens:gente che abita in un borgo fortificato), di origine osca, quella città che Tito Livio definisce "ignobile" per essersi schierata contro i romani. Si trasformò in VergianumRubiniaminTerra RugianiRugliano e infine in Rogano (terra dei Rugi). Per avere la denominazione attuale bisogna risalire fino al 12 marzo 1864, quando l'allora sindaco Federico Balsano (fratello di Ferdinando prete, scrittore, filosofo e deputato al Parlamento Italiano quando era capitale Firenze) volle onorare la memoria dell'illustre concittadino Gian Vincenzo Gravina, famoso giurista e letterato, tra i fondatori dell'Arcadia, nella ricorrenza del secondo centenario della nascita, aggiungendo il cognome Gravina al nome Rogiano (con una sola g). Quando e perché Roggiano prese l'altra g nessuno riesce a saperlo con precisione, nessuno sa chi sia il responsabile, persona o ente, di questa trasformazione e nessuno sa se sia ufficiale anche perché in molte comunicazioni (postali e ferroviarie) si continua ad usare l'antica denominazione, di sicuro sino agli anni cinquanta si usava la vecchia.
Il paese fu soggetto alla dominazione dei Goti, dei Longobardi, dei Saraceni, deiNormanni, degli Angioini, degli Aragonesi.
Fu feudo di Pietro Paolo da Viterbo, di Bernardino da Bisognano, degli Ametrano, dei Cavalcanti e deiSanseverino conti della Saponara. Sino agli inizi del 1600 Roggiano aveva una cinta muraria costruita, tra il 1280 ed il1310, dagli Angioini che si appoggiava a due torri ellissoidali, lungo le mura vi erano quattro porte d'accesso al centro abitato. La porta principale era quella chiamata "arco del carcere" (un grande arco in mezzo a due torri che è ora riportato nel gonfalone del comune), che con troppa frettolosità nel 1964 fu demolita da un'amministrazione comunale che non valutò appieno la possibilità di restaurarla. Oggi resta in piedi la torre che è chiamata "torre dell'orologio" perché in epoca successiva alla sua costruzione fu sovrapposta la parte terminale con un orologio tutt'ora funzionante. Nonostante molti interventi, non in linea con l'architettura medioevale del centro storico, Roggiano possiede un borgo antico molto bello.
I roggianesi sono riconosciuti per l'ospitalità e per l'antico spirito di libertà e d'indipendenza di Vergae che ha sempre pulsato nel loro sangue. Si racconta che si allearono addirittura con Pirro contro i Romani, per poi subirne le dure conseguenze nella sconfitta. Nel Risorgimento aiutò Garibaldi a combattere per l'unificazione politica dell'Italia. Nelle due guerre mondiali mandò al fronte parecchi suoi figli, molti dei quali non fecero più ritorno ai loro affetti. 

Il ricercatore roggianese Francesco Guzzolino cosi scrive: "in contrada Manche diMormanno ci sono resti di un insediamento risalente all'età del rame o calcolitica. Resti di villa romana del periodo imperiale, dotata di impianti termali, in zona Larderia. Sulla cinta urbana s’innalza la torre ellissoidale, su cui svetta un vecchio, ma ancor funzionante, orologio civico. In via Supporto esiste una costruzione bifora di stile romanico del 1200. Nelle due piazze principali vi sono due monumenti marmorei: quello di G. V. Gravina e quello di Ferdinando Balsano. La piazza principale di un tempo era piazza dell'Olmo, in essa venivano eseguite le pene inflitte ai malviventi. Al sedicesimo secolo risalgono il Santuario della Madonna della Strada e la chiesa di Sant’Antonio. Nel vaglio, che era la residenza estiva dei San Severino, vi era una cappella privata". Da queste note desumiamo l'antichissima origine del nostro paese.

Il sito archeologico di Larderia, nel comune di Roggiano Gravina, emerge sin dal1973, anno del primo ritrovamento, e man mano che vengono alla luce nuovi reperti, cresce la sua importanza.
L’esito degli scavi condotti fin dal 1981 ha messo in luce imponenti strutture murarie appartenenti all’impianto generale di una villa caratterizzato da numerosi ambienti (terme ed ipocausti con plani pavimentali rivestiti in mosaico) per altro ben conservati dopo il notevole interro rilevato in tutta l’area scavata. 
Nasce quindi, nel 1989 l’idea di un Parco Archeologico.
La Valle dell’Esaro, chiamata anche la “Grande Valle” è un interessantissimo bacino di frequentazioni. In località Pauciuri, nel comune di Malvito, è presente infatti, una Statio di età imperiale che insiste su un tracciato della via Popilia, che passava da Cosenza, proseguendo poi per il tracciato della odierna SS 19.
In località Serra dei Testi di Roggiano Gravina, poi, la presenza di una grande Villa Rustica, apre a ventaglio lo sguardo sull’altura della Domus Patrizia di Larderia – I e II sec. d. C.. La villa sorge sulla riva sinistra del fiume Occido, poco a monte della confluenza con il fiume Esaro, sita poco più in alto della quota di massimo invaso del bacino della diga sull’Esaro stesso (140 m s.l.m.)
I lavori di scavo sono stati eseguiti a più riprese. L’ultimo intervento, portato a termine nel dicembre del 1998 ha fatto assumere alla zona un’importanza storico-architettonica rilevante, poiché sono stati portati alla luce reperti, considerati dagli studiosi, tra i più importanti dell’epoca romana.

Il centro storico del paese, guardato dall’alto con la nostra fantasia, appare come la zampa destra di un grosso volatile.
La piazza sembra la pianta della zampa; le quattro vie che partono dalla piazza, le dita:
Via Gravina, Via Balsano, Via Roma e Via Portello.

Nell’abitato sono visibili avanzi dell’antica cinta muraria, con torre ellissoidale cordonata, sormontata da una costruzione a pianta quadrata: è la Torre dell’orologio, simbolo della nostra città.
Una volta le torri erano due e furono innalzate con le mura di cinta dai Normanni,anche se secondo alcune fonti, la torre risale al periodo Svevo-Angioino.
Una delle 2 torri e le mura furono abbattute, e al loro posto sorsero nuovi fabbricati perché la popolazione in aumento aveva bisogno di spazio per nuove case, e lo trovò lungo il tracciato delle mura.
All’interno della torre si accede tramite una scaletta esterna di pochi gradini,e attraversando poi una caratteristica scala a chiocciola interna, si raggiunge la parte più alta, dove si trova l’orologio.

Partendo dalla torre, è storicamente accertato che le mura sorgevano al posto delle case a destra di via Gravina ed erano interrotte da una porta di uscita chiamata dai nostri antenati “A banna i fora”.
Parte dell’arco di detta porta poggiava tra la casa del Gravina e il vecchio Palazzo detto “delle monache”, oggi completamente trasformato. Al di là della porta, poi, le mura proseguivano senza interruzione fino all’arco dei Bruni, nome dato in tempi non molto lontani. Presso questo arco, abbiamo appreso poi, che era presente un sotto-passaggio che comunicava con il “Vaglio”.
Tuttavia, l’arco dei Bruni non era considerato una porta, in quanto le porte generalmente non si aprivano di fronte ad un precipizio, ma venivano costruite in muratura e si aprivano verso la comunicazione con vie esterne, su terreni pianeggianti o poco scoscesi.
Le mura poi, piegavano a sinistra per Via Supporto, in dialetto “u’ suppuortu”, un passaggio ad arco con costruzioni sovrastanti. Al termine della via, le mura di notevole spessore e resti di merlatura continuavano, quasi a voler difendere la stessa porta, e si univano al massiccio fabbricato esistente all’angolo tra Via XX Settembre e Piazza dell’Olmo. In questa piazza, esistono ancora i ruderi di un massiccio fabbricato, le cui pareti erano inclinate come nelle vecchie fortificazioni.
Nel fabbricato abitava il ricco feudatario, e la storia ci dice che era tradizione recarsi nello spiazzo all’ombra dell’olmo, per amministrare la giustizia.
La cinta muraria, seguitava poi a destra di Via XX Settembre e Via San Giovanni. Su questa via si apriva una porta, la seconda per importanza, ma il punto preciso ove essa fosse è sempre stato un dilemma stabilirlo. È certo che le mura seguitavano oltre la chiesetta di Costantinopoli fino a “largo dei gelsi”.
La certezza è data da una conduttura sotterranea per il deflusso delle acque piovane e di rifiuti dei fabbricati feudali. La porta aveva importanza per l’entrata e l’uscita da e per via Calvario (che allora ancora non esisteva). Detta porta si biforcava a destra per comunicare con i paesi aldilà del fiume Esaro a sinistra per raggiungere San Marco. Continuando il tracciato delle mura di cinta si nota che esse piegavano all’inizio di via Variante fino alla salita di piazza San Paolo. A questo punto le mura che si alzavano dalla valle a difesa dell’abitato feudale crollarono con il terremoto e sulle loro basi fu innalzato il muraglione a sostegno del “Vaglio” dei baroni.
Le mura proseguivano fino al margine della Variante. Si allacciavano alla base massiccia su cui posa la parte superiore della casa Battendieri. Seguitavano ancora sotto le case di Pingitore e d De Santis per collegarsi alla Torre dell’Orologio attraverso la “porta” di via Portello. Un’altra porta interna che si tralascia è quella della “vineddra a cannuccia”. Questi cenni storici sono stati tratti dal libro “Roggiano a memoria d’uomo” di Italo Sannuto. 

Il santo protettore della nostra è San Francesco di Paola, la cui statua lignea èconservata nella vecchia chiesa di Sant'Antonio e la festa in suo onore si svolge nei primi tre giorni di dicembre. Questa festa viene celebrata in contemporanea anche dai nostri emigrati in America con processione e fuochi d'artificio. 
La devozione al santo patrono della Calabria è di antica data. Si fa risalire alle invocazioni di aiuto (accolte) che i roggianesi rivolsero al Santo durante i numerosi terremoti che colpirono Roggiano, che è situato in una zona altamente sismica. Fa a proposito un antico documento, rivenuto nella curia Vescovile di San Marco, scritto da Nicola Bova, per Sua Ecc.za il Vescovo: "Veneratissimo mio … non posso esprimervi il pericolo in cui ci siamo venuti ieri sera per la gran scossa di terremoto. Niuno del nostro paese si ricorda simile accidente. Ci portammo subito in Chiesa e, grazie a Dio e al nostro protettore San Francesco di Paola, siamo vivi. In questa notte niuno ha dormito, ma si son fatte preghiere, mediante le quali siamo nel numero dei viventi. Sia fatta la divina volontà. Mando a posta il latore onde avere del nostro Ecc. mo Monsignore buone notizie, e di voi e di tutti, come spero…". L'arciprete Balsano parla del terremoto del 1783 "che recò tanti guai, tante famiglie non trovavano alloggio e quindi stavano nelle baracche". Più tardi, nel 1908, ci fu un altro terremoto (il terremoto del 1908, ricordato come quello di Messina e Reggio Calabria) che provocò molti danni per Roggiano e infatti i nostri nonni raccontano che per tutto il mese di novembre ci fu una lunga scossa di terremoto e le persone erano molto impaurite. Verso il 2/3 dicembre ci fu una scossa molto potente e la gente dopo la scossa portò San Francesco in processione, e nella chiesa Madre chiesero al Signore, per l'intercessione di San Francesco, la cessazione del terribile flagello". Cosa che avvenne e da allora San Francesco è divenuto Patrono di Roggiano al posto della Madonna del Carmelo che ne era stata la Patrona sino ad allora.
Ecco perché ogni anno i primi giorni di dicembre viene festeggiato San Francesco di Paola.

Nei giorni 1, 2 e 3 dicembre di ogni anno Roggiano ricorda i terribili giorni del terremoto e rinnova la devozione al suo Santo protettore. Questa festa, con riti religiosi e civili, è certamente quella più sentita dalla comunità. Le manifestazioni sono curate da un comitato appositamente costituito. Nei tre giorni si celebrano Messe, veglie di preghiera, convegni e la Processione della Statua del Santo per tutte le vie del paese. Un momento molto significativo è quando la Statua viene portata nel posto dove vengono sparati i fuochi d'artificio in Suo onore, è quasi come se Lui fosse lì con noi in quel preciso istante. Nei tre giorni di festa la sera nella piazza principale si tengono manifestazioni canore e di divertimento, naturalmente è l'ultimo giorno che arriva l'artista più importante e costoso. Certamente è molto bello passeggiare la sera per il corso Umberto illuminato a festa e tra le varie bancarelle. A tale proposito dobbiamo ricordare che nei tre giorni si tiene una grossa fiera. I nostri nonni ci dicono che tanti anni fa il primo dicembre era la giornata dedicata all'acquisto o scambio di animali ed agli attrezzi agricoli. Durante i tre giorni di fiera molti ne approfittavano per comprare vestiti, scarpe, ombrelli, spezie che dovevano servire per le feste e per la preparazione del maiale, e quant’altro potesse essere utile per l'imminente arrivo dell'inverno,considerato che i negozi erano pochi e spostarsi per fare compere era difficile. Per i bambini era l'occasione per fare una scorpacciata di dolciumi come il torrone con le noccioline o i "mustazzuoli".

La Madonna della Strada si festeggia a Roggiano Gravina il martedì dopo Pasqua, non ha quindi un giorno preciso, segue il cadere della Pasqua. E’ una ricorrenza molto seguita dai roggianesi che per mantenere questa tradizione hanno rinunciato negli anni alla ricorrenza della pasquetta che si fa in tutta Italia. A questa Madonna è dedicato un piccolo Santuario che si trova poco fuori il paese lungo la nuova strada provinciale che collega Roggiano con Fagnano Castello e San Sosti. Pare che il luogo dove sorge la chiesetta, secondo alcuni, un tempo doveva essere una "stazione" per i viandanti che volevano raggiungere il mar Tirreno, e secondo altri era il luogo appartenuto ad una vecchia comunità religiosa simile a quella stabilitasi nella vicina San Sosti. Forse nasce da ciò il considerare la Madonna della Strada e la Madonna del Pettoruto due sorelle. La nostra Madonna viene invocata a protettrice degli utenti della strada, motorizzati e non, e di tutti coloro che per la strada lavorano. La Statua della Madonna, situata su un'auto, il lunedì di Pasqua con una processione di moto e auto dal suo Santuario viene portata in processione davanti alla chiesa di Sant’Antonio dove si procede alla benedizione degli automezzi e dei pedoni e poi accompagnata alla Chiesa Madre dove resta sino al mattino successivo. Il martedì con una nuova processione viene riaccompagnata nella sua dimora e per tutto il giorno i roggianesi vi si recano a pregare. Per molti è l'occasione per trascorrere una giornata all'aria aperta, ci si porta da mangiare i dolci pasquali e le "frittate" con gli asparagi selvatici (‘u pascunu). I ragazzi ne approfittano per giocare all'aria aperta nello spiazzo antistante la Chiesa.

La cucina roggianese si richiama a quella che oggi viene inquadrata nell'area dellacosiddetta dieta mediterranea, è molto semplice e genuina. La gran parte dei piatti sono preparati con prodotti tipici locali ed in alcune famiglie c’è la bella tradizione di preparare anche la pasta in casa, senza l'aiuto di macchinette ma con la sola forza delle mani. Molto rinomati sono i maccarruni (i fusilli col buco), le lagane (tagliatelle) e gli gnocchi. Peccato che quasi nessuno faccia più il pane in casa cotto nel forno a legna perché era buonissimo ed era bello sentirne il profumo passando per le vineddre (vie strette) del paese. La cucina locale è sostanzialmente legata ai prodotti stagionali, anche se si incomincia ad avvertire l'influenza della grande produzione e già si usano alcune prodotti ortofrutticoli coltivati in serre. Così, in estate sono molti i piatti legati all'orto grazie anche alla buona produzione di peperoni, melanzane, zucchine, pomodori,verdure, fave, piselli, fagioli e fagiolini. E’ il trionfo delle insalate, della pasta con il pomodoro fresco, dei minestroni di verdure e delle polpette di melanzane. Durante l'estate le nostre mamme continuano la tradizione di prepararsi le conserve invernali (pomodori in salsa o pelati, peperoni secchi, melanzane sott’olio o sottaceto,zucchine,ecc.) In inverno abbondano i piatti con i legumi secchi conservati, specialmente ceci e fagioli, o con peperoni e zucchini secchi ("siccatieddri"). Nella stagione fredda aumenta il consumo di carne di maiale, ancora si mantiene la tradizione di prepararsi i salumi in casa (salsiccia, soppressata, capicolli e prosciutto), ma anche perché nel sugo per condire "maccarruni" è molto buona specie se mista con altre. Non manca dalle tavole dei roggianesi in inverno il baccalà fritto o con il pomodoro. Naturalmente in cucina questi cibi vengono preparati usando l'olio ricavato dalla tipica uliva "la roggianella", molita nei frantoi locali e su cui noi ragazzi della scuola elementare abbiamo realizzato una bella attività : "la rotondella". Non manca dalle tavole dei roggianesi il buon vino dei vigneti delle nostre colline. Una deficienza della nostra cucina è lo scarso consumo di pesce, forse paghiamo la lontananza dal mare. Durante le feste più importanti nelle famiglie si preparano dei dolci tipici: a Natale i " turdiddri" ( fatti con olio,farina e vino), le "cassateddre" (una sfoglia ripiena di mostarda o marmellata fatte in casa e da poco anche di cioccolata), i " vissinieddri" (pasta lievitata e fritta e ricoperta di zucchero per i bambini o con una acciuga dentro per gli adulti). Qualche giorno prima di Natale, per la festa di Santa Lucia si usa preparare la "cuccìa", grano condito con noci e miele. I dolci pasquali sono i "tortani" ed i "ninni" (fatti con farina, zucchero ed uova ) che in gran parte vengono consumati il martedì successivo alla Pasqua nel giorno in cui si venera la "Madonna della Strada". Una tradizione che ancora in molti mantengono è quella di preparare ed offrire "i panicieddri" nei giorni di Sant’Antonio (13 giugno) e San Giuseppe (19 marzo) che sarebbero dei piccoli pani benedetti in Chiesa durante la Messa del mattino.